jig

4 ⋅la soundboard

topLa costruzione del fondo e della soundboard sono esattamente uguali, a partire dalle due metà di cui sono rispettivamente composti. Diamo per certo, dopo i precedenti articoli, che le tavole siano dello spessore corretto (nel mio caso 2,5 mm più o meno) e che i bordi di giunzione siano rettificati e combacino perfettamente.

A questo punto i filmati sono il miglior mezzo di spiegazione: ve ne propongo due da circa 8 minuti ciascuno.

 

preparare incollare

 

messa in piega (con galleria)

Ed ecco la messa in piega delle fasce:

nella prima foto della galleria si vede la “copertina” termica acquistata in USA. Ha una larghezza di circa 15 cm, quindi sufficiente per qualunque chitarra.

Come vedete si tratta di una striscia di materiale gommoso termoresistente con una spina elettrica per dare corrente alle resistenze. Le due strisce di alluminio che la coprono sulle due facce le ho comprate in un bricocenter e stanno tra il legno e la copertina, da un lato tra copertina e base, dall’altro tra la copertina e la fascia della chitarra che si sta piegando.
Nelle immagini non si vede che durante tutta l’operazione di riscaldamento e temperatura si bagna in continuazione la fascia della chitarra con uno spruzzino. Non appena il legno sembra asciugarsi bisogna intervenire bagnandolo in modo che tutta l’operazione si svolga in ambiente molto umido. Praticamente il legno viene guidato nella piegatura, con l’ausilio delle forme e dei tiranti, solo se è molto caldo e bagnato.
In sostanza la faccenda si svolge così:
1-si monta la forma nell’incastellatura (in teoria avete molte forme, una per ciascun modello di chitarra) e si appoggia sopra la forma una striscia di alluminio, poi la copertina termica, poi l’altra striscia di alluminio, poi, al di sopra di tutti gli strati, la fascia da piegare, avendo cura di centrare il waist (che vi siete segnati con la matita bianca) col centro del relativo incavo nella forma, e si avvita la pressa fino a tenere la fascia in posizione mentre si inizia a riscaldare. All’uopo è indispensabile avere un tester che rileva le temperature (12 euri nel brico center) e un termostato (autocostruito nel mio caso) che consenta di abbassare o sollevare la temperatura somministrata alla fascia.
Frattanto si bagna continuamente la fascia con lo spruzzino.
DIMENTICAVO: la fascia da piegare è rimasta tutta la notte immersa nella vasca da bagno per imbibirsi al massimo e arrivare già bagnata e ammorbidita.
Man mano che il caldo e l’acqua lo consentono, si inizia ad abbassare la pressa fino ad arrivare in fondo, e si continua a riscaldare e bagnare. Dopo un quarto d’ora si può iniziare ad abbassare le ‘ali’, a partire dal waist e allontanandosi sempre più verso le estremità. E’ meglio procedere con una per volta, ad esempio prima il lower bout. Durante la continua somministrazione di calore e acqua si accompagna la fascia e la si imprigiona con i tiranti della morsa, finchè alla fine questi tengono la fascia compressa contro la forma. Quando la fascia è tutta aderente alla forma, si continua per una buona mezzora a somministrare calore e abbondante acqua. Io lascio evaporare quasi tutto prima di spruzzare nuovamente e abbondantemente l’intera fascia, e questo ciclo per tre/quattro volte, dopodichè stacco la spina. La temperatura inizia a diminuire, ma bisogna continuare a spruzzare almeno finchè si scende almeno a 30 gradi °C, per evitare bruciature del legno.

 

piegare le fasce

Stavolta ho deciso che piegherò le fasce con un metodo serio: un acquisto americano di mio fratello Beppe. Si tratta di una specie di copertina termica che riscaldando le fasce bagnate le tiene in piega in una apposita forma con una pressa casalinga (nel senso: fatta in casa ma copiando l’idea). Ho quindi preparato la forma sulla quale le fasce verranno piegate. La forma deve tener conto della chitarra che volete fare, quindi bisogna prepararla basandosi sul template del progetto desiderato. Come si vede nelle foto, per prima cosa ho preparato il template in plexiglass col solito aiuto della sega a nastro (taglio grezzo) e con una raspa Dragon giapponese che non ha pari (questa ho dovuto acquistarla, ma vale la pena).

Il template in plexiglass mi ha poi consentito di riportare il profilo sul legno (i soliti avanzi da 1 euro) e ritagliare con la sega a nastro tre forme, rifinite poi con la fresatrice così da venire uguali e perfettamente combacianti. Lo scopo è ottenere una forma tridimensionale come quella che vedete nelle foto, ottenuta unendo i moduli con tondino di legno da 10mm per ottenere una distanza tra gli estremi di 15 cm e un modulo al centro cosicchè le fasce sotto pressa non mancano mai di un appoggio, qualunque dimensione di chitarra si voglia costruire.

moduli tagliati e fresati
i moduli uniti
forma finita

Nell’ultima foto si vede in rosso il bordo sul quale la fascia poggerà e verrà tenuta pressata dalla coperta termica durante la “messa in piega”.

La prossima volta: piegare le fasce con la coperta termica

osso del ponticello

Piccolezze: l’osso del ponticello non entra nello scavo sul ponticello, è troppo grosso. E per giunta è troppo alto, le corde son troppo distanti dalla tastiera. E allora?
Bisogna assottigliarlo, ma in maniera uniforme, sia lateralmente sia nel bordo stretto di appoggio.
All’uopo bastano alcuni attrezzi elementari, che vediamo subito:

barra levigatrice

1- uno scatolato di ferro che sul lato ha incollata una striscia di carta abrasiva autoadesiva, da un lato il 220 dall’altro il 320. Questo è lo stesso attrezzo che, grazie al suo peso e alla sua uniformità superficiale usiamo anche per abbassare uniformemente i tasti alla stessa altezza (lo vediamo nel prossimo articolo).

2- una morsa da trapano a colonna, nella quale bloccare la barra di cui sopra, una pinza a becchi (figura 2)

 

figura 2
figura 3

3- per levigare la faccia laterale bisogna lavorare solo con le dita, mentre per l’altezza conviene usare le pinze (come mostro nelle figure 3 e 4)

figura 4

costruzione soundboard • 2

Supponiamo quindi di aver lavorato bene ai fianchi le due metà della soundboard (o del fondo, la procedura è perfettamente uguale) e di voler procedere al loro incollaggio per ottenere la tavola armonica sulla quale poi lavorare con catene. rosetta, ecc.
Vi mostro qui 3 foto di un jig che, naturalmente, ho copiato in giro per il web. Tra i tanti ho trovato che questo fosse il più semplice e che garantisse i migliori risultati, a patto di procedere bene e con calma.

il componente base del jig
il jig (2 componenti)
esempio di posizionamento
Questa strana crociera è l’elemento base del jig. Come potete vedere è fatta con assi di abete piallato da 45 x 15 mm in vendita nei brico store.
Le lunghezze le decidete voi purchè ci stia l’ingombro di una chitarra, diciamo che 80 di lunghezza (asse centrale) e 25 di larghezza per ogni ala (50cm in larghezza totale) sono sufficienti.
Qui vedete i due componenti uguali che si sovrappongono. L’idea è che fra essi vengano poste le due metà della tavola, con la giunzione che cade giusta tra le due spine dorsali del jig. Le crociere schiacciano tenendole complanari le due metà in modo che i due bordi incollati siano perfettamente combacianti. La tavola messa qui come esempio serve a mostrare come le due metà si devono posizionare nel jig. Nella realtà le due metà sono più strette di questa e quindi ricadono entro le braccia della croce, che devono sporgere dato il loro scopo, che è quelle di tenere in posizione le metà spingendole l’una contro l’altra

Si tratta quindi di realizzare un sistema facile e semplice che spinga contemporaneamente le due mezze tavole una contro l’altra lungo il bordo di giunzione e nello stesso tempo le tenga sullo stesso piano im modo che i due bordi combacino.

le due metà posate sul jig

Queste due metà sono ovviamente un test in compensato da 4 soldi. Potete vedere il posizionamento grazie al disegno del corpo chitarra. Le fercce indicano in chedirezione vanno spinte le due metà durante l’incollaggio.
Qui vedete le due mezze tavole poggiate sul jig pronte per essere incollate. Vedete anche una striscia di carta da forno posta tra il jig e la tavola in modo da non trovare poi la soundboard incollata al jig e doverla buttar via.

incollare i bordi

Lo spessore del bordo va adesso spalmato con la colla Titebond, abbondante ma non troppo, poi le due metà spinte a combaciare. A questo punto prima di concludere il posizionamento corretto di tutti i componenti del jig la colla inizia a far presa, quindi consiglio di mettere subito due o tre pezzi di luthier tape trasversalmente per tenere unite le due metà. Con uno straccetto umido eliminate la colla in eccesso che squeeza dalla giunzione, e quindi procedete alla stabilizzazione del tutto.

scotch di posizionamento

Quindi ponete un’altra striscia di carta da forno sulla giunzione e calate sul tutto la parte superiore del jig in modo che coincida perfettamente con quella di sotto. Per aiutarmi io uso un elastico (verde in foto) che tiene unite le due parti del jig a una estremità

cordino

Come si fa per tenere le due metà della soundboard contemporaneamente complanari e serrate una contro l’altra lungo il bordo, che è di appena 2,5 mm? La complanarità è data dalla sovrapposizione delle crociere che fanno un sandwich, mentre per spingerle una contro l’altra dovete procurarvi una cimetta (cordino) da 4÷5 mm e disporlo intorno alle ali della crociera come nella foto a destra. Bastano 4 o 5 giri ben tirati, ma senza esagerare, prima di bloccare saldamente la cimetta  e ripetere questa fase per tutte e tre le braccia della croce.

cuneo-jig

Però così facendo non si ottiene una grande pressione sulle due metà e allora bisogna aver pronti tre cunei di MDF o di compensato che, con l’aiuto del martello di gomma, andranno spinti sul braccio della croce al di sotto del cordino, come evidenziato nella relativa foto. Quindi avremo il legno del jig che tiene abbassate le due metà della soundboard mentre la corda, messa in tensione di cunei, le spinge una contro l’altra.Nell’ultima foto vedete il jig al lavoro con tavola armonica, cordino, cunei e in attesa di essere slegato dopo 24 ore.

Quando lo slegherete rasate con una rasiera (una spatola affilata) la colla eventualmente incrostata lungo la giunzione, poi un colpo di cartavetro da 320 e la soundboard è pronta per essere lavorata.

in attesa x 24 ore

costruzione fondo e fasce • 1

Naturalmente il fondo è in tutto e per tutto analogo al piano armonico, quindi non starò a ripetere quanto già detto a proposito del jig da utilizzare e della accuratezza necessaria. L’importante è studiare accuratamente quali sono i bordi da incollare per ottenere la venatura specchiata, far sì che questi bordi combacino perfettamente… e non avere fretta!
Nell’apposito articolo vi darò indicazioni sull’incollaggio delle due metà, e che cosa usare per ottenere un bel lavoro.

Adesso è però necessario parlare delle fasce, che richiedono una lavorazione particolare. Non mi riferisco alla piegatura, che viene ultima, ma alla sagomatura da dare longitudinalmente . Come si sa, la chitarra vista di lato ha il fondo un po’ convesso, e l’altezza del corpo della chitarra varia dal tacco del manico (dove è più bassa) fino al bottom (dove è più alta). La variazione di altezza si ottiene dando alle fasce altezze diverse alle due estremità e nei tre punti fondamentali: waist, upper bout, lower bout. Mentre la convessità del fondo (back) della chitarra si ottiene semplicemente dando un profilo curvo a una o più catene strutturali.

vista taglio fascia

Per quanto riguarda l’altezza delle fasce, esistono diversi metodi, empirici o scientifici, per ottenere una variazione continua e perfetta, e girando qua e là in rete ho trovato alcune semplificazioni davvero interessanti.
La prima è la più semplice di tutte: lasciare le fasce dritte (larghezza costante per tutta la lunghezza della tavola) e ottenere una chitarra “piatta”. Così  in teoria il suono ha minor spinta a venir fuori, ma la prima che ho costruito era così e vi assicuro che suona non male (nel kit le fasce non erano rastremate e io non sono intervenuto).

fasce grezze

La seconda soluzione è semplice ma funzionale anche se i puristi potrebbero protestare (e noi li lasciamo protestare): tagliare con una linea dritta dal punto di attaccatura del manico (heel o tacco) al punto terminale (bottom) unendo i due punti misurati sulle altezze iniziale e finale. Ad esempio se la Torres del 1888 ha un’altezza di 94 mm nel tacco al manico e 102 mm al fondo, noi procediamo così: tagliamo le fasce alla lunghezza giusta e segnamo i 94 mm su uno dei lati corti e segnamo 102 mm sull’altro lato corto, li uniamo con una riga di alluminio e tracciamo a matita la linea obliqua lungo la quale taglieremo, ottenendo qualcosa di simile a quanto visibile nella figura a destra.

Come prendere la lunghezza delle fasce? In metodo più semplice è questo che io uso: siccome do per scontato che chi si cimenta con la liuteria amatoriale abbia almeno una chitarra, basta posare sulla fascia di questa chitarra del nastro da carrozziere e poi staccarlo con molta cura, sia per non rovinare la nostra chitarra sia per non deformare il nastro adesivo. Prima di staccarlo segnamo a matita il punto centrale del waist (la vita) e i punti dell’upper e del lower bout (i punti più sporgenti). Quindi lo si stacca e lo si incolla sulla fascia, adiacente al lato dritto che non taglieremo in quanto destinato alla soundboard. Adesso con una squadra tracciamo per tutta l’altezza della fascia le linee verticali che segnano i punti iniziale e finale, il waist, l’upper bout e il lower bout.
Questo sistema implica il rischio di tagliare per errore troppo corte le fasce ed essere costretti a modificare le dimensioni della chitarra o buttar via le fasce se vogliamo rispettare i piani originali. Ma a questo rischio si può ovviare…

costruzione soundboard • 1

jig 1

Per ottenere la soundboard ( o piano armonico) della chitarra è necessario incollare le due metà secondo la linea di specchiatura delle venature. E’ ovvio pertanto che i due lati debbano essere perfettamente dritti e che combacino fino a non far più passare la luce tra di loro. Solo così (e seguendo un metodo ben preciso) l’incollatura sarà forte e invisibile (quasi). La prima operazione da fare è quella che si chiama jointing, cioè carteggiarli in modo da ottenere quanto detto.

Per fare una cosa come si deve io mi son costruito (copiando l’idea da qualcuno) questo jig (forma, guida) che vi mostro in foto, e che adesso vi descrivo. E’ fatto con pezzi di MDF oppure compensato un pò grosso (diciamo 25÷30 mm) preso a 1 euro al pezzo dal rivenditore di Cagliari che mette in vendita gli spezzoni delle vendite. Le misure sono 80 x 20 cm e quello verticale è tagliato alla buona e forato in modo da poterlo fissare o sfilare dal pezzo di base. In sostanza è una specie di pressa che consente sia di bloccare la carta abrasiva sia di guidare le due metà del fondo in parallelo. Come si evince dalla seconda foto (ingrandite la jig 2) basta svitare i dadi a farfalla e bloccare con la giusta pressione dopo aver posizionato un pezzo di vetro che ha la carta abrasiva da 220÷320 incollata sopra.

jig 2

Il vetro è una qualunque mensolina per bagno comprata in un centro commerciale, perchè deve costare poco e avere uno spessore tale (5÷8 mm) da non spezzarsi quando lo si pressa un pò, mentre per la carta adesiva ho dovuto comprare via web la 3M adhesive sandpaper, che viene venduta in rotoli di larghezza 70 mm; ho comprato le due più utili e di maggior consumo, cioè la 220 e la 320. Una volta pronto e montato il jig si fanno scorrere sulla carta abrasiva i bordi da incollare delle due metà del piano, tenendole ben solidali fra loro e facendole scivolare lungo la sponda verticale in modo che i bordi siano perfettamente uguali e rettilinei. Qui abbiamo Kathy Matsushita che ci mostra come fare. Un film vale mille parole. E così capite da dove ho preso l’idea.
Ogni tanto si controlla controluce che i due lati combacino perfettamente e poi si può passare ad incollarli.

materiali di consumo

Quali materiali è necessario avere da subito o quasi? Ovviamente non tutto si usa dal primo momento, però è meglio essere pronti e inizialmente fare un acquisto delle cose che sicuramente serviranno, anche perchè questa parte delle dotazioni non è la più costosa.

1 – le colle: bisogna averne almeno di tre tipi, e tranne una le troviamo in qualunque brico store intorno a noi.

La prima titebond wood glue è il Titebond Original Wood Glue (mi dispiace fargli pubblicità gratuita, ma al momento non c’è modo di evitarlo). Questa ci da gli incollaggi che durano cento e più anni, e con questa si incolla il manico al corpo, le fasce al fondo e al piano armonico, la tastiera al manico, le catene, ecc.
Questa non si trova ovunque, ma non compratela all’estero perchè in Italia c’è chi la vende, fatevi un giro nel web…
La seconda colla che è meglio avere è la storica Vinavil (anche qui, come faccio a evitare di nominarla? io non ne conosco di meglio, almeno per le sue funzioni). Con questa incolliamo legno, carta, cartone, e vari altri materiali, laddove non si necessita di una tenuta secolare e dove non si voglia utilizzare la ben più costosa Titebond.
Ad esempio per incollare i tacchi alla forma, che terranno finchè non vorremo spostarli o staccarli (un colpo di martello e via), oppure la useremo per costruire supporti e ausilii vari in compensato.
La terza colla che bisogna avere viene usualmente chiamata  superglue (questo è un nome generico) che indica le colle al cianoacrilato. La più famosa costa più di altre che si trovano in commercio e che io uso con la stessa qualità di risultato. Si trova in boccettine o dispenser da 3 a 7 grammi, e si usa a goccia o a pennellino.

2 – la carta: per lavorare bene bisogna disporre di una buona quantità di carta di diversi tipi: indispensabili sono i rotoloni assorbenti di tipo officina (quelli da cucina non mi convincono) e la carta da forno. Il primo tipo serve per raccogliere e assorbire eventuali colature, macchie, gocce, eccetera, mentre la carta da forno sostituisce la wax paper consigliata dagli americani. Questa si frappone tra le parti che non devono incollarsi tra loro perchè non viene attaccata dal titebond e in genere dalle altre colle.

3 – nastro adesivo: ne esistono di diversi tipi a seconda della funzione. Iniziamo con quello da pittore, che serve per evitare di toccare con pennelli e vernici le parti da proteggere. Questo lo trovate dappertutto, meglio se liscio e non increspato, così aderisce meglio e forma una miglior barriera ai liquidi (olio, vernice, ecc). Invece è molto importante un altro tipo di nastro, che ha il compito di tenere temporaneamente ma saldamente unite parti che si devono incollare o tenere in posizione. Ad esempio per tenere i linings aderenti alla forma, come in questa foto, dove prendono le curve prima di essere incollati alla chitarra. Lo stesso nastro lo userò per tenerli aderenti al corpo della chitarra durante l’incollaggio. Io uso questo  che compro in USA tramite un sito specializzato in liuteria. E’ un pò caro ma vale la pena, e a causa del dazio e del trasporto, che incidono parecchio, conviene comprarne due o tre per volta, magari insieme ad altro materiale.

Inoltre sono fortemente consigliate le vecchie T-shirt di cotone  fuori uso. Anzichè buttarle fatene degli stracci che servono per lucidare, asciugare, inumidire, eccetera. Direi di usare solo quelle bianche, non si sa mai, sarebbe brutto ritrovarsi un piano armonico di abete tutto rosso o verde…

Aggiungete qualche vecchia tazza e qualche pennello, di diverse dimensioni, che non perda i peli. Se ne trovano dovunque a quattro soldi, non è necessario spendere un patrimonio.

da dove inizio?

Non esiste un ordine obbligato secondo il quale procedere, ma c’è un ordine consigliato per evitare complicazioni e facilitarsi la vita.
La prima cosa che ho fatto è stata mettere in forma le fasce che, per quanto arrivate già curvate, hanno un effetto molla che tende a riportarle alla forma originaria, cioè dritte.
Metterle in forma significa possedere una forma, e qui ci sono due alternative: comprarla o farla. Troverete in giro per il web molti fornitori di strumenti, attrezzature e jigs per liuteria, ma tutti cari. E quelli non troppo cari vengono dagli USA o comunque dall’estero, per cui tra spese di spedizione e tasse (IVA etc.) li pagate un sacco di soldi. La mia scelta è quella di autocostruire quel che posso e comprare solo ciò che è fuori dalle mie capacità.

forma e fasce
forma e fasce

Qui a fianco vedete la forma che mi son costruito e che vi illustro:
a-tavola di multistrato di pioppo da 15÷20 mm e dimensioni 55×85 cm sufficiente per contenere abbondantemente le dimensioni della chitarra. Pochi euro in qualunque brico center
b-20 o più blocchetti di abete da 20 mm e dimensioni 7×7 cm perfettamente squadrati. Li fate fare da un falegname o ve li tagliate voi se avete una sega a nastro o da banco.
Per costruirla si fa così:
-si disegna la mezzeria lunga della tavola di base. Essa sarà la guida per tutta la successiva costruzione, e sarà tanto più utile quanto più la tavola è ben squadrata. Tracciatela con una matita fine ma non troppo morbida oppure, se siete sicuri di voi, incidetela con un coltellino inglese (un taglierino)
-si disegna sulla tavola, facendosi guidare dalla linea centrale, il contorno della chitarra, possibilmente decalcandolo da piani costruttivi a scala reale (100%). Ne trovate tanti in vendita sul web e, se avete pazienza, anche qualcuno gratuito
-si incollano i blocchetti lungo questo contorno, come vedete in foto, intervallandoli di 5÷10 cm. Se i tagli son giusti, almeno il lato verticale interno dovrebbe essere perpendicolare al piano (se non fosse così dovete intervenire in qualche modo, a meno di trovarvi poi con una chitarra che ha le fasce sghembe).