chitarra classica

4 ⋅la soundboard

topLa costruzione del fondo e della soundboard sono esattamente uguali, a partire dalle due metà di cui sono rispettivamente composti. Diamo per certo, dopo i precedenti articoli, che le tavole siano dello spessore corretto (nel mio caso 2,5 mm più o meno) e che i bordi di giunzione siano rettificati e combacino perfettamente.

A questo punto i filmati sono il miglior mezzo di spiegazione: ve ne propongo due da circa 8 minuti ciascuno.

 

preparare incollare

 

filmati restauro (chitarra del nonno – 1)

 

Inizia il restauro della chitarra del nonno.
Non è un lavoretto semplice, quindi prenderà diverso tempo in varie fasi.
Pertanto questo è solo il primo di più articoli al riguardo nei quali cercherò di tenervi al corrente delle varie operazioni e delle modalità di esecuzione.
Se ne avete voglia, guardatevi i filmati, andando veloci sul primo che è senza commenti vocali.

 

restauro 1 restauro 2 restauro 3

 

finitura dei legni

La penultima fase della finitura la eseguo con un sistema semplice ed efficace: carteggiatura con grane sempre più fini, sia a secco che a umido, fino a ottenere una superficie tanto liscia da poter essere lucidata col sistema preferito. Alcuni useranno la lucidatura a spirito (alcool con pochissima gommalacca, difficile da eseguire bene) altri invece useranno un “polish compound” (pasta abrasiva) più o meno specifico e più o meno fine.
Ma adesso pensiamo alla carteggiatura. Tutto ciò che può interessare si trova nei filmati qui sotto. Preciso soltanto che le carte fino alla grana 600 sono le 3M gialle (wet & dry) che io uso a secco, mentre dalla 1000 in su sono quelle grigie della Eaglebrand (comprate da Stewmac) che io uso a umido, sia lasciandole una notte in acqua dentro una scodella per ammorbidirle, sia bagnando di tanto in tanto durante l’uso sia la superficie da trattare sia la carta stessa.
La lucidatura finale si può fare indiversi modi, ma finora ho usato con successo quello che vedete nel terzo fimato, cioè un “polish compound” fine della StewMac, una pasta abrasiva tipo quella dei carrozzieri, in grana finissima, unita a molto olio di gomito (questo non si trova in commercio).

Se avete metodi migliori da suggerire… accetto consigli.

 

carteggiatura 1 carteggiatura finale lucidatura

 

incollare la tastiera

tastiera tra morsetti e tavola di mogano

Una fase molto delicata che richiede attenzione e pazienza è l’incollaggio della tastiera al corpo della chitarra.
Va fatta dopo aver terminato le operazioni di verniciatura (gommalacca o vernice), di carteggiatura finale e lucidatura.
Naturalmente la tastiera deve essere già tagliata a misura e con i tasti montati e pressati.
le operazioni in sè non sono difficili ma vanno condotte con molta attenzione.
1^ fase:
1-carteggiare a grana grossa la parte di soundboard sulla quale andrà incollata la parte terminale (dal 12° tasto al 19°), in modo che la colla faccia presa bene;
2-individuare con un segno di matita la mezzeria della tastiera, che dovrà coincidere con la giunzione tra le due metà della soundboard e con la mezzeria del manico;
3-provare la posa a secco (dry fit) per individuare dove andranno  i morsetti.
2^ fase:
1-distribuire abbondante colla (io uso la Titebond Wood Glue) sul retro della tastiera e posizionarla sul manico;
2-approfittare dei minuti a disposizione prima che la colla inizi a far presa per controllare e sistemare bene tutti gli allineamenti cercando di creare l’effetto “ventosa” tra manico e tastiera, utilizzando due morsetti a molla per il primo posizionamento;
3-metter tutti i morsetti nella posizione definitiva e lasciare asciugare tutta la notte.

Entrambe le fasi sono illustrate nei filmati seguenti

fase 1:

fase 2:

messa in piega (con galleria)

Ed ecco la messa in piega delle fasce:

nella prima foto della galleria si vede la “copertina” termica acquistata in USA. Ha una larghezza di circa 15 cm, quindi sufficiente per qualunque chitarra.

Come vedete si tratta di una striscia di materiale gommoso termoresistente con una spina elettrica per dare corrente alle resistenze. Le due strisce di alluminio che la coprono sulle due facce le ho comprate in un bricocenter e stanno tra il legno e la copertina, da un lato tra copertina e base, dall’altro tra la copertina e la fascia della chitarra che si sta piegando.
Nelle immagini non si vede che durante tutta l’operazione di riscaldamento e temperatura si bagna in continuazione la fascia della chitarra con uno spruzzino. Non appena il legno sembra asciugarsi bisogna intervenire bagnandolo in modo che tutta l’operazione si svolga in ambiente molto umido. Praticamente il legno viene guidato nella piegatura, con l’ausilio delle forme e dei tiranti, solo se è molto caldo e bagnato.
In sostanza la faccenda si svolge così:
1-si monta la forma nell’incastellatura (in teoria avete molte forme, una per ciascun modello di chitarra) e si appoggia sopra la forma una striscia di alluminio, poi la copertina termica, poi l’altra striscia di alluminio, poi, al di sopra di tutti gli strati, la fascia da piegare, avendo cura di centrare il waist (che vi siete segnati con la matita bianca) col centro del relativo incavo nella forma, e si avvita la pressa fino a tenere la fascia in posizione mentre si inizia a riscaldare. All’uopo è indispensabile avere un tester che rileva le temperature (12 euri nel brico center) e un termostato (autocostruito nel mio caso) che consenta di abbassare o sollevare la temperatura somministrata alla fascia.
Frattanto si bagna continuamente la fascia con lo spruzzino.
DIMENTICAVO: la fascia da piegare è rimasta tutta la notte immersa nella vasca da bagno per imbibirsi al massimo e arrivare già bagnata e ammorbidita.
Man mano che il caldo e l’acqua lo consentono, si inizia ad abbassare la pressa fino ad arrivare in fondo, e si continua a riscaldare e bagnare. Dopo un quarto d’ora si può iniziare ad abbassare le ‘ali’, a partire dal waist e allontanandosi sempre più verso le estremità. E’ meglio procedere con una per volta, ad esempio prima il lower bout. Durante la continua somministrazione di calore e acqua si accompagna la fascia e la si imprigiona con i tiranti della morsa, finchè alla fine questi tengono la fascia compressa contro la forma. Quando la fascia è tutta aderente alla forma, si continua per una buona mezzora a somministrare calore e abbondante acqua. Io lascio evaporare quasi tutto prima di spruzzare nuovamente e abbondantemente l’intera fascia, e questo ciclo per tre/quattro volte, dopodichè stacco la spina. La temperatura inizia a diminuire, ma bisogna continuare a spruzzare almeno finchè si scende almeno a 30 gradi °C, per evitare bruciature del legno.

 

piegare le fasce

Stavolta ho deciso che piegherò le fasce con un metodo serio: un acquisto americano di mio fratello Beppe. Si tratta di una specie di copertina termica che riscaldando le fasce bagnate le tiene in piega in una apposita forma con una pressa casalinga (nel senso: fatta in casa ma copiando l’idea). Ho quindi preparato la forma sulla quale le fasce verranno piegate. La forma deve tener conto della chitarra che volete fare, quindi bisogna prepararla basandosi sul template del progetto desiderato. Come si vede nelle foto, per prima cosa ho preparato il template in plexiglass col solito aiuto della sega a nastro (taglio grezzo) e con una raspa Dragon giapponese che non ha pari (questa ho dovuto acquistarla, ma vale la pena).

Il template in plexiglass mi ha poi consentito di riportare il profilo sul legno (i soliti avanzi da 1 euro) e ritagliare con la sega a nastro tre forme, rifinite poi con la fresatrice così da venire uguali e perfettamente combacianti. Lo scopo è ottenere una forma tridimensionale come quella che vedete nelle foto, ottenuta unendo i moduli con tondino di legno da 10mm per ottenere una distanza tra gli estremi di 15 cm e un modulo al centro cosicchè le fasce sotto pressa non mancano mai di un appoggio, qualunque dimensione di chitarra si voglia costruire.

moduli tagliati e fresati
i moduli uniti
forma finita

Nell’ultima foto si vede in rosso il bordo sul quale la fascia poggerà e verrà tenuta pressata dalla coperta termica durante la “messa in piega”.

La prossima volta: piegare le fasce con la coperta termica

osso del ponticello

Piccolezze: l’osso del ponticello non entra nello scavo sul ponticello, è troppo grosso. E per giunta è troppo alto, le corde son troppo distanti dalla tastiera. E allora?
Bisogna assottigliarlo, ma in maniera uniforme, sia lateralmente sia nel bordo stretto di appoggio.
All’uopo bastano alcuni attrezzi elementari, che vediamo subito:

barra levigatrice

1- uno scatolato di ferro che sul lato ha incollata una striscia di carta abrasiva autoadesiva, da un lato il 220 dall’altro il 320. Questo è lo stesso attrezzo che, grazie al suo peso e alla sua uniformità superficiale usiamo anche per abbassare uniformemente i tasti alla stessa altezza (lo vediamo nel prossimo articolo).

2- una morsa da trapano a colonna, nella quale bloccare la barra di cui sopra, una pinza a becchi (figura 2)

 

figura 2
figura 3

3- per levigare la faccia laterale bisogna lavorare solo con le dita, mentre per l’altezza conviene usare le pinze (come mostro nelle figure 3 e 4)

figura 4