Manuela ha una bella Gibson acustica. Qualcuno l’ha usata impropriamente e l’ha rotta. Spezzato il manico all’altezza della paletta. Manuela non ha trovato di meglio che affidarmela per tentare il tentabile. E io ho tentato (e ci son riuscito). Ecco le foto, senza ulteriori spiegazioni.
Questo è il contenuto dell’ultimo ordine che ho fatto, il pacco è arrivato e io son pronto a ripartire con un nuovo capolavoro della liuteria classica.
ultimo acquisto - 2
Contiene due set di fasce e fondo, uno in mogano africano e uno in palissandro, una tastiera per diapason da 500 mm, con tasti già intagliati (conviene farlo fare al computer) e da rastremare sul manico; inoltre un piano armonico di abete, che è il mio preferito, qualche rosetta, linings, un rinforzo per la giunzione del fondo, e qualche tavoletta per rivestimento della paletta. Le meccaniche sono le mie preferite, silver con chiavi nere.
Nella bottega del liutaio ci sono tanti attrezzi e strumenti, comprati, ereditati, costruiti, ecc. Per molti di essi non c’è alternativa, bisogna comprarli belli e pronti (v. le seghe giapponesi o le raspe e le lime), ma per certi esiste l’alternativa economica e oltrettutto soddisfacente: costruire da sè, copiando l’idea, ovviamente, ma risparmiando decine o centinaia di dollari senza nulla togliere alla bontà del risultato.
n. 2 tavole di compensato da 25 mm, misure cm 80×60
n. 4 barre filettate diametro 10 mm (lunghe 1 m)
n. 4 bulloni esagonali da 10 mm
n. 4 piedini da cucina in alluminio, filettati all’interno 10 mm e alti 12 cm
n. 8 rondelle 10×30
n. 8 dadi a farfalla filetto da 10
barre flessibili: 4 (le gialle) le ho comprate per testarle, altre perfettamente funzionali le ho recuperate presso una veleria che ha un sacco di avanzi di stecche da vela rottamate, o addirittura nuove se vi piace il lusso. Tra l’altro così facendo avete la possibilità di scegliere diversa flessibilità e durezza per diversi utilizzi.
galleria fotografica
Il tutto sarà costato sì e no 20 euri, naturalmente escludendo le barre americane, che ho voluto provare per confrontarle con le altre.
Per costruirlo basta fare così:
forare con attenzione i buchi da 10 mm nelle due tavole (tenendole con una morsa in modo che i fori corrispondano esattamente sopra e sotto)
inserire a forza (aiutandosi con uno scalpellino o una sgorbia) un bullone esagonale da 10 mm in ciascuno dei fori della tavola di sotto, mentre dal lato opposto e in perfetta corrispondenza si avviteranno i piedini da cucina (per tenerli allineati in verticale si può già usare la barra filettata avvitandola nel piedino e fino al bullone sottostante e solo adesso avvitare i piedini da cucina al compensato)
le barre sono adesso abbastanza verticali per inserirvi la tavola soprastante, ma prima bisogna avvitare in ciascuna barra un bullone a farfalla e sovrapporvi una rondella. Questa farà da appoggio alla tavole superiore.
una volta infilata la tavola superiore, infilare in ciascuna barra una rondella e un bullone a farfalla. Questi terranno la tavola in posizione perchè possa reggere la spinta delle barre flessibili.
con una livella regolare l’orizzontalità della tavole superiore
Nelle foto si può notare che:
io ho preferito raddoppiare la tavola inferiore, sia perchè contribuisce meglio alla verticalità delle barre filettate, sia perchè risulta un piano di lavoro molto robusto
io ho intagliato nella forma di costruzione della chitarra 4 aperture per poterla incastrare nel deck, sì da sollevare il piano di lavoro (barre meno lunghe e schiena più dritta) e usarla come piano anche per pitture e carteggiature tenendo il tutto molto ben fermo, al limite aggiungendo una morsa per tenere il gobar-deck solidale al tavolo da lavoro.
Particolare attenzione è necessaria sia prima che dopo il taglio dello scarf-joint per evitare di buttar via un manico. Molti liutai una volta effettuato il taglio preferiscono incollare la paletta al manico lungo i lati B (arancione nel disegno) anzichè lungo i lati A (verdi nel disegno). Questo implica però un accorciamento della parte che rimane libera per la paletta vera e propria, quindi sarà bene prendere questa decisione prima di effettuare il taglio, che nel caso B dovra avvenire non a 8.5 cm dal bordo ma a 15÷16 (melius abundare…).
Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di una simile operazione? Non vedo particolare convenienza, tranne il fatto che se si incollano i lati A-A è necessario piallare con attenzione lungo il lato B del manico e la sua prosecuzione P in modo che la superficie della paletta sia perfettamente piana e non si noti la giunzione trasversale lungo la direttrice T.
incollare paletta
Incollando invece lungo i lati B-B la superficie della paletta (P) è già bella e spianata, ma bisogna fare particolare attenzione alla giunzione trasversale sul manico, all’altezza del 3° o 4° tasto, e se non si fa un buon lavoro si rischia di dover piallare TUTTA la lunghezza del manico dal tacco fino al punto dove inizia la parte inclinata P.
Insomma, a voi la scelta…
Ovviamente le misure riportate nel disegno possono variare in relazione all’angolo finale che volete ottenere tra manico e palettaQuelle da me indicate portano a un angolo di circa 11°.
Per aumentare l’angolo, cioè avere la paletta più obliqua rispetto al manico dovete accorciare il lato B, allungandolo invece per ottenere un angolo minore (paletta e manico più in linea).
Quando si inizia a tagliare il legno ci si rende conto che non tutto si può fare in maniera autonoma. E si capiscono 3 cose che servono: lo spazio, gli attrezzi, la pazienza. Sul primo c’è poco da fare, o ce l’hai o ci rinunci e lavori un pò più scomodo. Sulla terza bisogna sforzarsi, perchè se non ce l’hai, o ci rinunci, non riesci a combinare niente. Sui secondi, gli attrezzi, bisogna spendere qualcosa, e si può fare per gradi. Vediamo innanzitutto le cose indispensabili (a mio parere).
bandsawlevigatrice
La prima è una levigatrice a nastro (e disco). Metto tra parentesi il disco perchè praticamente è in dotazione a tutte le levigatrici, anche se il suo utilizzo è quasi nullo a fronte di quello del nastro, veramente utile per una miriade di cose.
La seconda cosa quasi indispensabile è la sega a nastro o bandsaw. In realtà ne ho fatto a meno per circa un anno ma quando è arrivato il momento di tagliare lo scarf-joint del manico non ho potuto più rinunciarci e in pratica la uso per qualunque cosa debba tagliare. L’unico limite è dato dalla potenza e dalle dimensioni. L’una limita le altre, quindi il consiglio è: procuratevi la più potente che potete, al limite anche una professionale se avete i soldi… Io mi accontento di questa, che se usata bene può essere considerata sufficiente, ma ha la lama da 6 mm (sarebbe meglio da 8 e vorrei un’altezza di taglio di almeno 13 o 15 cm, per poter lavorare bene il manico. Meglio se ha un piano di lavoro più grande (questo l’ho dovuto costruire io perchè quello originale era troppo piccolo).
trapano
Un altro attrezzo veramente molto utile è il trapano a colonna. Non è indispensabile ma torna sempre utile per le cose più disparate, a partire dai buchi per le meccaniche, nei lati della paletta, fino ai lavoretti su forme e pezzetti vari che si utilizzano in laboratorio.
Qui mi sentirei di consigliare non tanto la grande potenza (da 400 a 500 Watt va già bene) quanto la possibilità di avere un variatore di velocità comoodo e semplice da usare perchè la maggior parte delle volte si usano basse velocità, in relazione ai lavori che si stanno eseguendo. In base alla mia esperienza si lavora sui metalli a velocità bassa o bassissima e sui legni a velocità medio-alte.
Dopo il primo kit ho voluto cimentarmi, come detto in altri articoli, con la costruzione da zero, e in questo rientra anche il manico. Costruire il manico significa ricavarlo, con tanto di paletta e tacco, da una tavola fatta come in figura.
Forse è la cosa più complessa che mi sia toccato affrontare, mette alla prova però è molto formativa. Il processo di costruzione si può riassumere più o meno così:
taglio obliquo per la paletta (scarf-joint) dopo aver preso acccuratamente le misure
incollaggio scarf-joint
taglio e incollaggio heel block (blocco del tacco)
taglio e finitura del tacco
preparazione dell’incastro a coda di rondine o di tipo spagnolo classico
taglio paletta
Per quanto riguarda il taglio, pubblico qui un disegno con alcune misure che conducono ad una paletta inclinata di 11 gradi. Le misure sono in cm e qui rappresento solo una estremità della tavola del manico, che in realtà sarà lungo circa 90 cm. Scelta l’estremità migliore si disegna lundo un lato dello spessorela linea arancione che con queste misure individua un angolo di circa 11 gradi. Una volta tagliata, la parte superiore viene ribaltata e incollata alla tavola nella posizione qui indicata con il colore rosso.
A questo punto la circostanza rende (di nuovo) necessario parlare di attrezzi da falegnameria.
Supponiamo quindi di aver lavorato bene ai fianchi le due metà della soundboard (o del fondo, la procedura è perfettamente uguale) e di voler procedere al loro incollaggio per ottenere la tavola armonica sulla quale poi lavorare con catene. rosetta, ecc.
Vi mostro qui 3 foto di un jig che, naturalmente, ho copiato in giro per il web. Tra i tanti ho trovato che questo fosse il più semplice e che garantisse i migliori risultati, a patto di procedere bene e con calma.
il componente base del jig
il jig (2 componenti)
esempio di posizionamento
Questa strana crociera è l’elemento base del jig. Come potete vedere è fatta con assi di abete piallato da 45 x 15 mm in vendita nei brico store.
Le lunghezze le decidete voi purchè ci stia l’ingombro di una chitarra, diciamo che 80 di lunghezza (asse centrale) e 25 di larghezza per ogni ala (50cm in larghezza totale) sono sufficienti.
Qui vedete i due componenti uguali che si sovrappongono. L’idea è che fra essi vengano poste le due metà della tavola, con la giunzione che cade giusta tra le due spine dorsali del jig. Le crociere schiacciano tenendole complanari le due metà in modo che i due bordi incollati siano perfettamente combacianti.
La tavola messa qui come esempio serve a mostrare come le due metà si devono posizionare nel jig. Nella realtà le due metà sono più strette di questa e quindi ricadono entro le braccia della croce, che devono sporgere dato il loro scopo, che è quelle di tenere in posizione le metà spingendole l’una contro l’altra
Si tratta quindi di realizzare un sistema facile e semplice che spinga contemporaneamente le due mezze tavole una contro l’altra lungo il bordo di giunzione e nello stesso tempo le tenga sullo stesso piano im modo che i due bordi combacino.
le due metà posate sul jig
Queste due metà sono ovviamente un test in compensato da 4 soldi. Potete vedere il posizionamento grazie al disegno del corpo chitarra. Le fercce indicano in chedirezione vanno spinte le due metà durante l’incollaggio.
Qui vedete le due mezze tavole poggiate sul jig pronte per essere incollate. Vedete anche una striscia di carta da forno posta tra il jig e la tavola in modo da non trovare poi la soundboard incollata al jig e doverla buttar via.
incollare i bordi
Lo spessore del bordo va adesso spalmato con la colla Titebond, abbondante ma non troppo, poi le due metà spinte a combaciare. A questo punto prima di concludere il posizionamento corretto di tutti i componenti del jig la colla inizia a far presa, quindi consiglio di mettere subito due o tre pezzi di luthier tape trasversalmente per tenere unite le due metà. Con uno straccetto umido eliminate la colla in eccesso che squeeza dalla giunzione, e quindi procedete alla stabilizzazione del tutto.
scotch di posizionamento
Quindi ponete un’altra striscia di carta da forno sulla giunzione e calate sul tutto la parte superiore del jig in modo che coincida perfettamente con quella di sotto. Per aiutarmi io uso un elastico (verde in foto) che tiene unite le due parti del jig a una estremità
cordino
Come si fa per tenere le due metà della soundboard contemporaneamente complanari e serrate una contro l’altra lungo il bordo, che è di appena 2,5 mm? La complanarità è data dalla sovrapposizione delle crociere che fanno un sandwich, mentre per spingerle una contro l’altra dovete procurarvi una cimetta (cordino) da 4÷5 mm e disporlo intorno alle ali della crociera come nella foto a destra. Bastano 4 o 5 giri ben tirati, ma senza esagerare, prima di bloccare saldamente la cimetta e ripetere questa fase per tutte e tre le braccia della croce.
cuneo-jig
Però così facendo non si ottiene una grande pressione sulle due metà e allora bisogna aver pronti tre cunei di MDF o di compensato che, con l’aiuto del martello di gomma, andranno spinti sul braccio della croce al di sotto del cordino, come evidenziato nella relativa foto. Quindi avremo il legno del jig che tiene abbassate le due metà della soundboard mentre la corda, messa in tensione di cunei, le spinge una contro l’altra.Nell’ultima foto vedete il jig al lavoro con tavola armonica, cordino, cunei e in attesa di essere slegato dopo 24 ore.
Quando lo slegherete rasate con una rasiera (una spatola affilata) la colla eventualmente incrostata lungo la giunzione, poi un colpo di cartavetro da 320 e la soundboard è pronta per essere lavorata.
Naturalmente il fondo è in tutto e per tutto analogo al piano armonico, quindi non starò a ripetere quanto già detto a proposito del jig da utilizzare e della accuratezza necessaria. L’importante è studiare accuratamente quali sono i bordi da incollare per ottenere la venatura specchiata, far sì che questi bordi combacino perfettamente… e non avere fretta!
Nell’apposito articolo vi darò indicazioni sull’incollaggio delle due metà, e che cosa usare per ottenere un bel lavoro.
Adesso è però necessario parlare delle fasce, che richiedono una lavorazione particolare. Non mi riferisco alla piegatura, che viene ultima, ma alla sagomatura da dare longitudinalmente . Come si sa, la chitarra vista di lato ha il fondo un po’ convesso, e l’altezza del corpo della chitarra varia dal tacco del manico (dove è più bassa) fino al bottom (dove è più alta). La variazione di altezza si ottiene dando alle fasce altezze diverse alle due estremità e nei tre punti fondamentali: waist, upper bout, lower bout. Mentre la convessità del fondo (back) della chitarra si ottiene semplicemente dando un profilo curvo a una o più catene strutturali.
vista taglio fascia
Per quanto riguarda l’altezza delle fasce, esistono diversi metodi, empirici o scientifici, per ottenere una variazione continua e perfetta, e girando qua e là in rete ho trovato alcune semplificazioni davvero interessanti.
La prima è la più semplice di tutte: lasciare le fasce dritte (larghezza costante per tutta la lunghezza della tavola) e ottenere una chitarra “piatta”. Così in teoria il suono ha minor spinta a venir fuori, ma la prima che ho costruito era così e vi assicuro che suona non male (nel kit le fasce non erano rastremate e io non sono intervenuto).
fasce grezze
La seconda soluzione è semplice ma funzionale anche se i puristi potrebbero protestare (e noi li lasciamo protestare): tagliare con una linea dritta dal punto di attaccatura del manico (heel o tacco) al punto terminale (bottom) unendo i due punti misurati sulle altezze iniziale e finale. Ad esempio se la Torres del 1888 ha un’altezza di 94 mm nel tacco al manico e 102 mm al fondo, noi procediamo così: tagliamo le fasce alla lunghezza giusta e segnamo i 94 mm su uno dei lati corti e segnamo 102 mm sull’altro lato corto, li uniamo con una riga di alluminio e tracciamo a matita la linea obliqua lungo la quale taglieremo, ottenendo qualcosa di simile a quanto visibile nella figura a destra.
Come prendere la lunghezza delle fasce? In metodo più semplice è questo che io uso: siccome do per scontato che chi si cimenta con la liuteria amatoriale abbia almeno una chitarra, basta posare sulla fascia di questa chitarra del nastro da carrozziere e poi staccarlo con molta cura, sia per non rovinare la nostra chitarra sia per non deformare il nastro adesivo. Prima di staccarlo segnamo a matita il punto centrale del waist (la vita) e i punti dell’upper e del lower bout (i punti più sporgenti). Quindi lo si stacca e lo si incolla sulla fascia, adiacente al lato dritto che non taglieremo in quanto destinato alla soundboard. Adesso con una squadra tracciamo per tutta l’altezza della fascia le linee verticali che segnano i punti iniziale e finale, il waist, l’upper bout e il lower bout.
Questo sistema implica il rischio di tagliare per errore troppo corte le fasce ed essere costretti a modificare le dimensioni della chitarra o buttar via le fasce se vogliamo rispettare i piani originali. Ma a questo rischio si può ovviare…
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